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Entrare in una struttura e trovare un uomo legato nudo ad un letto di ferro, il letto con un buco al centro per la caduta degli escrementi… mi è sembrata una cosa inimmaginabile

Senatore Ignazio Marino, intervista a Psicoradio

Quando, nel  marzo 2011, l’ennesimo detenuto di un Ospedale Psichiatrico Giudiziario si è tolto la vita, il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, ai microfoni di Psicoradio ha definito “lager” gli OPG.

Nel 1978, la legge 180 ( la cosiddetta “legge Basaglia”), ha decretato la chiusura dei manicomi per  l’orrore, l’inciviltà e l’inutilità di queste strutture. Per migliaia di persone sofferenti di una malattia mentale si è aperta la speranza di una vita più dignitosa, con più possibilità di recupero e reinserimento nella società. Circa 1600 persone, altrettanto sofferenti di malattia mentale, sono escluse da questa speranza, e continuano a vivere in condizioni orribili: si tratta dei “folli rei”, le persone rinchiuse nei “manicomi giudiziari”, poi denominati Ospedali Psichiatrici Giudiziari, OPG. I motivi di questa “dimenticanza” della legge 180 sono vari, ma dipendono soprattutto dal fatto che per chiudere anche gli OPG sarebbe stato necessario cambiare il codice penale, procedura lunga e che richiede ampia convergenza politica. 

Oggi la speranza di una vita più dignitosa si è riaperta con il recente decreto “svuotacarceri” del ministro Severino. Il decreto prevede infatti “il superamento” di tutti i 6 ospedali  psichiatrici giudiziari italiani, che andranno chiusi entro marzo 2013. Dovranno cambiare i luoghi e i modi di curare le persone ritenute incapaci di intendere e di volere nel momento in cui hanno compiuto un reato: circa 1500 attuali internati dovranno essere trasferiti in altre strutture (dalle 20 alle 40) più piccole, dislocate in tutta Italia, con una gestione a carico delle Ausl e sorveglianza da parte della polizia penitenziaria solo all’esterno. Questo decreto legge ha però sollevato critiche e dubbi da parti contrapposte. Da un lato c’è chi, anche irragionevolmente, teme una  specie di “liberi tutti” che metta in circolazione persone pericolose. Poi chi, come il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, rispetto alla chiusura nel 2013 scrive «Saranno pronte strutture idonee ad ospitare soggetti pericolosi e psicolabili? Ai posteri l'ardua sentenza”.  Dall’atra parte  ci sono poi alcuni operatori psichiatrici e associazioni di familiari e pazienti che temono invece la creazione di tanti nuovi mini-manicomi. 

Molto prima che questo dibattito si accendesse, silenziosamente, in Emilia Romagna si stava sperimentando una alternativa all'Opg, modi diversi di curare i pazienti-rei. A Sadurano, vicino a Castrocaro, dal 2007 esiste "Casa Zacchera", che raccoglie persone provenienti dall'Opg, e le coinvolge in percorsi di riabilitazione in una comunità aperta, senza sbarre alle finestre e con i cancelli aperti. 

Psicoradio, a Bologna, è una esperienza altrettanto nuova e alternativa. Si tratta di una redazione radiofonica formata da pazienti psichiatrici in cura alla ASL di Bologna, che va in onda con un programma due volte alla settimana, in Italia sulle radio di  Popolare Network  e a Bologna su Radio Città del Capo. I pazienti-redattori sono stati formati nel giornalismo radiofonico da giornalisti ed esperti di comunicazione, e coordinati nella realizzazione di oltre 250 programmi sui temi legati alla salute-malattia mentale, che affrontano avendo in più il sapere della loro esperienza diretta.

Psicoradio ha deciso di visitare Villa Zacchera e incontrare gli internati e gli operatori psichiatrici  responsabili per realizzare un reportage radiofonico che possa restituire il calore e la soggettività degli intervistati. Cosa succede in questa comunità originale? Che rapporti ci sono con gli abitanti dei paesi vicini? E poi il tema tanto evocato della pericolosità, quello della colpa e della responsabilità. Tante le domande cui si cercherà di dare una risposta facendo tesoro dell'incontro di queste due esperienze straordinarie.

Profilo dell'autore

Maria Cristina Lasagni insegna Cinema documentario alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università della Svizzera Italiana, Lugano. Ha tenuto corsi e seminari in altre università, tra cui Scienze della Comunicazione di Ferrara,  il Politecnico di Milano,  la Universidad Autonoma de Barcelona e la Universidad Catolica de Santiago del Cile. 

Ha realizzato come regista e come autrice programmi televisivi e radiofonici per emittenti locali e nazionali e locali, tra cui la RAI. Dal 1976 è stata tra i responsabili di Radio Città di Bologna. Ha realizzato inoltre documentari sociali e prodotti audiovisivi per la formazione, per diversi committenti: Camera dei deputati, Fiom Nazionale, SDA Bocconi, Aziende sanitarie, Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna. Ha diretto d/D, trimestrale di dibattito su genere e diritto, per la Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna (1988-2008). Dal 1997 al 2000 è stata responsabile editoriale del canale educativo TVL-TV Language della televisione digitale satellitare Stream.  

Ha diretto e realizzato numerose ricerche nel campo della comunicazione e dei mass media; tra queste, un osservatorio sui temi sociali nella programmazione televisiva della RAI  (2001-2006), per il Segretariato Sociale della RAI.  

Dal 2006 è direttrice di Psicoradio, redazione radiofonica che produce un programma settimanale sui temi della salute mentale che va in onda su Popolare Network e Città del Capo Radio Metropolitana, in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale di Bologna e Arte e Salute onlus. 

Materiali realizzati

Reportage radiofonico.

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