Scade lunedì 17 settembre il termine per il pagamento della seconda rata dell’IMU, per chi ha scelto la modalità delle 3 rate e Bologna incassa il primato come città più cara d’Italia. Secondo lo studio della CGIA di Mestre nel capoluogo emiliano l’importo della seconda rata sarà pari a 293 euro, contro una media nazionale di 131 euro. Non sono molti però proprietari di casa interessati da questa scadenza, solamente il 5,5% ha scelto di pagare l’imposta sulla casa in tre rate, che termineranno a dicembre con il versamento del saldo. Secondo uno studio della UIL, l’importo complessivo da pagare per l’IMU a Bologna sarà di 409 euro per la prima casa e 1.747 euro per la seconda.

Non si sono fatte attendere le reazioni dei proprietari di casa, che attraverso Confabitare, hanno deciso di portare questa imposta davanti alla Corte Costituzionale, poiché sostengono che “attraverso l’IMU i Comuni prelevano soldi ai proprietari di casa per garantire servizi di cui usufruiscono tutti i cittadini. In sostanza una parte dei contribuenti, cioè i proprietari, paga per l’intera collettività, il che va contro il dettato costituzionale oltre a essere palesemente iniquo”, come dichiarato dal Presidente Alberto Zanni.
Ma c’è anche chi, come già denunciato dal sindacato AS.I.A-USB, crede che l’IMU graverà sulle tasche degli inquilini, che vedranno inevitabilmente lievitare il canone di affitto in seguito all’introduzione della nuova imposta sulla casa. Un altro duro colpo lo subiranno i contratti concordati, che precedentemente prevedevano l’esenzione dal pagamento ICI, mentre con l’IMU si pagherà l’aliquota base (0,76%). Insomma, con molta probabilità sarà l’ultimo anello della catena che sopporterà il peso dell’IMU.
Nel frattempo per le casse del Comune di Bologna si prospetta una nuova scure che potrebbe gravare per 5 milioni di euro (ovvero l’importo IMU sugli immobili comunali), a seguito alla retromarcia del Governo sul fondo sperimentale di riequilibrio, come dichiarato dal direttore delle Entrate Mauro Cammarata alcuni giorni fa.
Pubblicato da Michele Lapini il 15/09/12 
Il recente terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna ha riportato tristemente alla ribalta il problema della casa e di una sistemazione dignitosa per gli sfollati. Proprio su questo argomento il governatore della regione Vasco Errani ha dichiarato: “ora stiamo facendo la valutazione dei danni e quindi dobbiamo capire bene quante sono le abitazioni inagibili e ci vorrà un po' di tempo. Dopo di che attiveremo la cosiddetta fase due per una sistemazione degna e di qualità per la popolazione: la priorità è usare il patrimonio immobiliare sfitto. Sulla base della verifica delle abitazioni non agibili vedremo i numeri e se ci sono le condizioni ma la priorità è questa: stiamo già facendo un censimento sul patrimonio immobiliare sfitto che è ampio; sistemeremo gli appartamenti con le attrezzature necessarie".

In seguito a questa dichiarazione diventa inevitabile per questa inchiesta approfondire la questione dell’utilizzo del patrimonio sfitto, quali fondi verranno usati per riqualificare gli immobili e quali saranno le aree interessate (con un’attenzione particolare al Comune di Bologna). Cercando di rispondere anche alla domanda “perchè gli immobili sfitti ritornano di pubblica utilità solamente di fronte ad un’emergenza come il terremoto?”
