Gli orti e i giardini comunitari sono ormai all'ordine del giorno. Anche in Italia la voglia di riappropriarsi di spazi e di agire attivamente nella propria città diviene atto politico. Esprime la voglia di ripensare la città come luogo di produzione. Trasforma lo spazio consumato in luogo vissuto. La pratica agricola in città invita a ripensare le relazioni con lo spazio fisico e sociale.
Le nostre abitudini, i nostri bisogni, i nostri consumi ci inducono a consumare gli spazi piuttosto che a viverli. L'orto in città può scardinare questa visione.
A Bologna ci sono 2700 orti comunali distribuiti in 20 aree ortive. Questi orti, una volta destinati ai soli pensionati, sono dal 2009 aperti a tutta la cittadinanza.
Ad oggi sono 700 i residenti del comune di Bologna che aspettano l'assegnazione del proprio orto. Quest'attesa alimenta la voglia di sporcarsi le mani con la terra e di riappropriarsi del potere decisionale e d'azione del verde pubblico e di farlo con forme di partecipazione orizzontale.
Già negli orti degli anziani, i pensionati avevano sperimentato forme di autogestione. L'apertura ai giovani ha stimolato nuove pratiche e proposto nuovi scenari. Chi è escluso dall'accesso agli orti comunali ha voglia di essere protagonista dello spazio e di mettere in gioco le proprie abilità ortocultive.
Una pratica indotta dalla crisi? Una moda di questi tempi? Una scelta politica? In ogni caso l'orto in città, in tutti le sue sfaccettature, permette di coltivare zucchine e rapporti umani e di farlo con un intento politico ben preciso: la cittadinanza attiva. Con quali forme?
Collettivo Trame Urbane: in Bolognina, orto/giardino, spazio retrostante xm24 agisce il collettivo Trame Urbane. Attivo dall’estate 2011, si riappropria degli spazi creando orti urbani, sulla scia delle diffuse esperienze di guerrilla gardening.