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“Vogliamo aprire i servizi gestiti dal pubblico a cooperative, privati, terzo settore”, dice l'assessore del Comune di Bologna Matteo Lepore. Se questa è l'idea di sussidiarietà della giunta bolognese, abbiamo deciso di vedere come stanno andando le cose. Quello che abbiamo trovato è lavoro sempre più precario e servizi sempre meno di qualità.

“Sulla sussidiarietà chi dice no a priori è passatista”, spiega il sindaco di BolognaVirginio Merola. “Finalmente si apre alla società civile”, dicono i più. “Sono solo privatizzazioni mascherate”, ribattono altri. Mai un termine aveva fatto così discutere. Eppure, nonostante la vaghezza di significato, la grande riorganizzazione del welfare e dell'istruzione annunciata dal Comune di Bologna sarà all'insegna proprio della sussidiarietà. Abbiamo cercato di fare chiarezza su un termine tanto usato quanto ambiguo. Che cosa voglia dire sussidiarietà lo abbiamo chiesto a professori universitari e sindacalisti. A quelli che in città tutti i giorni lavorano come educatori o operatori sociali, abbiamo invece chiesto quali sono, secondo loro, le prospettive della grande trasformazione dei servizi annunciata dal Comune. Insomma la sussidiarietà che verrà. “Non è una privatizzazione mascherata, se fatta bene”, ci ha spiegato l'assessore nonché coordinatore della giunta bolognese Matteo Lepore. Per capirci qualcosa di più siamo andati a vedere dove già la sussidiarietà c'è, e come stanno andando le cose. Con due punti fermi. Primo: quello che sta avvenendo a Bologna è definito dagli accademici “sussidiarietà rovesciata”. Secondo: il costo del lavoro sembra il reale motivo di un'operazione che sicuramente potrà essere “fatta bene”, come dice l'assessore Lepore, ma per il momento pare andare nella direzione sbagliata. 

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  • Complimenti per l'inchiesta. Qui in Piemonte la sussidiarietà sta prendendo la via della "carità confessionale a forte connotato partitico"

  • Nel corso degli anni passati con le tasse sempre più alte che paghiamo, sono stati assunti un gran numero di dipendenti pubblici, spesso senza tenere in nessun conto meriti e bisogni. Li avete assunti per far funzionare "i servizi gestiti dal pubblico" come amabilmente li chiamate. Ed ora volete tenervi i dipendenti in Comune (a fare cosa?) e trasferire il loro lavoro fuori del Comune! Il risultato sarà che con le nostre tasse dovremo farci carico ancora dei dipendenti in Comune senza lavoro e pagare i servizi fuori del comune forniti da persone private, fisiche e giuridiche.

 
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